L’eco dell’anima

L’eco dell’anima

Rubrica a cura di Jacopo Rossi e Francesca Biggi

Questa rubrica intende mettersi in ascolto, in una chiave psicoanalitica, di quelle sonorità provenienti dal nostro mondo emotivo, a partire dall’esposizione a fatti di attualità o cronaca, fino al contatto e fruizione di espressioni artistiche provenienti dalla musica stessa, dalla letteratura, dall’arte figurativa e dal cinema.
Ci sarà spazio anche per una visione comparata con le neuroscienze, che ponga in luce il ruolo dei sistemi fisiologici implicati nell’universo emotivo

Ricerca empirica e psicoanalisi

Ricerca empirica e psicoanalisi

Rubrica a cura di Ivan Gualco

Ricerca empirica e psicoanalisi, l’esigenza di un confronto continuo.

Con ricerca empirica possiamo fare riferimento a più ambiti: quello della verifica empirica delleipotesi psicoanalitiche, quello della verifica empirica dell’efficacia dei trattamenti psicoanalitici, e quello dei risultati di discipline vicine alla psicoanalisi, come le neuroscienze, la psicologia dello sviluppo e la psicoterapia.
Per la psicoanalisi è necessario, per potersi presentare come una terapia, e non solo un’esperienza relazionale accessibile a pochi, che abbia e presenti alla società prove solide di ricerca sulla sua efficacia nella cura di condizioni codificate come disturbi mentali da manuali diagnostici riconosciuti dalla comunità internazionale.
Anche da un punto di vista politico è necessario che la psicoanalisi non si sottragga alla possibilità di verifica, attraverso la ricerca, per non scomparire dal servizio sanitario; pensiamo alle psicoterapia orientate in senso psicodinamico ampiamente erogate dal sistema.
Non tutti i clinici devono fare ricerca, per quanto la cosa sarebbe auspicabile, mentre per fare buona ricerca in ambito psicoanalitico è necessario essere anche dei clinici, così da non lanciarsi in progetti su ipotesi improbabili o variabili di scarsa rilevanza nel mondo reale. Penso però che un clinico debba conoscere, e saper leggere in modo critico, i contributi di ricerca, sviluppando qualche competenza nella comprensione dei loro dettagli metodologici e statistici.
In ambito scientifico, infatti, non si chiede fiducia cieca, ma analisi critica dei dati.
La clinica è l’ambito principale per generare delle ipotesi e il vaglio della rilevanza nella realtà dei risultati delle ricerche empiriche.

Leggere le parole, tra psicoanalisi e letteratura

Leggere le parole, tra psicoanalisi e letteratura

Rubrica a cura di Fabio Lupis

<< I miei libri somigliano più ad opere di immaginazione che a trattati di patologia>> – S.Freud

 

Il sostanziale legame fra linguaggio, psicanalisi e letteratura è da sempre qualcosa di ben noto, quasi una reazione chimica, naturale, fra tre domini dell’Umano che sembrano nascere dalla stessa necessità : quella di raccontare, interpretare  e sognare la propria storia, la storia degli altri e la storia del mondo. Fu Borges, in fondo, a definire la letteratura come “nient’altro che un sogno guidato ( “un rêve guidé” ) e si sprecano, a partire dalla prima metà del Novecento, gli esempi di autori che hanno fatto della psicanalisi, della psicoterapia e del celebre lettino un protagonista diretto e indiretto delle loro opere.

La psicanalisi è detta la “terapia della parola”, a sottintendere l’affermazione che, in fondo, le parole sono vive, concrete, importanti. Le parole curano e parlare è una forma di guarigione.

Letteratura, linguaggio e psicoterapia offrono saperi fra loro prossimi:  se vogliamo pensare che la teoria psicanalitica sia una riformulazione di concetti già esistenti nell’essere umano fin dalla prima scintilla di coscienza, e  che gli uomini fra di loro abbiano sempre parlato, possiamo anche affermare che quegli stessi processi un tempo descritti da poeti, filosofi e cantori non siano così diversi da ciò che il rigore della tecnica psicoterapeutica oggi cerca di portare alla luce con un linguaggio diverso e diversi strumenti.

Questa rubrica segue questo particolare filo rosso, allo scopo di confrontare, partendo da una parola specifica, aspetti teorici di clinici classici e moderni con l’infinita fonte di spunti che opere scritte da tutto il mondo possono fornici su chi siamo  e su come funzioniamo. Non vi è qui pretesa di portare avanti analisi del testo approfondite, o di fare critica letteraria, né di fingersi linguisti: l’intento è quello di giocare. Cercheremo di giocare, appunto, con le parole, che sono ciò che dà forma alle idee, confrontandole con la realtà( “parola” viene dal greco παραβολή, similitudine, comparazione), perché forse proprio lasciandoci attraversare da quelle parole che ci colpiscono  possiamo leggere anche un po’ di noi stessi,  trovare un nuovo modo per dire qualcosa di noi che già sapevamo, ma senza saperlo.

Artifici del dialogo: incursioni e suggestioni di pensiero

Artifici del dialogo: incursioni e suggestioni di pensiero

Rubrica a cura di Manuele Matera (SPC Firenze) e Fabio Lupis (SPC Genova)

Dallo scrittore: Nel concetto di artificio esiste, implicitamente, la nozione della capacità dell’essere umano di fare qualcosa “ad arte”, ovvero qualcosa che plasma e agisce sulla natura per produrre effetti che esulano dalla natura stessa. L’arte dell’imitazione di Leopardi, di riprodurre le cose così come sono, senza mediazioni, utilizzando paradossalmente prodotti e intelligenze che esulano dal ciclo naturale delle cose. Il dipinto di una mela è arte, la mela di per sé non lo é. Eppure entrambi questi elementi richiedono un tempo per nascere e maturare, sono complessi e sono il risultato di un processo. Perché la mela non è arte? Perché non è arte il canto degli uccelli, mentre lo è il vocalizzo del cantante? La natura è spontanea, nel senso più immediato del termine, è ciclica, e soprattutto non è strumentale: in natura lo strumento ( da instruĕre, “costruire”) non esiste. Esiste sì, l’uso di oggetti nel mondo animale, ma non esiste l’applicazione tecnica, costante, produttiva di questi oggetti per realizzare “qualcosa”, né un loro uso creativo, indipendente dal contesto.   Per questo in  natura non esiste neanche un ambiente ( da ambire, “andare attorno”), perché un ambiente richiede un pensiero attivo, che si muova al suo interno, per esistere. La natura può essere ambiente, ma non ha ambienti di per sé, perché l’ambiente richiede artificio. L’intelligenza umana in questo senso è sempre artificiale, perché si muove attraverso strumenti di pensiero e di simbolizzazione, ed è sempre tecnica, perché tenta di trasformare pensiero e conoscenza in un prodotto pratico, vivibile, assimilabile dagli altri, manipolabile. Se è vero che l’antica dicotomia fra uomo e natura è quindi qualcosa di obsoleto, sappiamo ed intuiamo tuttavia che esiste nel nostro pensiero una qualità che esula e aliena dai ritmi silenziosi dell’universo, anche solo perché ci permette di osservarlo e contemplarlo traendone ciò che di buono possiamo trarne: piacere, conoscenza, gioia, meraviglia.

E’ questa capacità di fare ad arte ed osservare che le I.A. tentano di simulare, con precisione sempre più impressionante. Oggi le I.A. possono avere uno sguardo, per quanto rigido, risultato di algoritmi e pacchetti di dati tratti dalla rete e raffazzonati assieme, e lo possono avere perché interagiscono: questo vuol dire intelligenza, capacità di interazione. Cosa succede quindi, quando questa interazione viene utilizzata per un fine inaspettato, quando lo sguardo dell’essere umano e di un I.A. si incontrano? Questa rubrica si propone di esplorare questa possibilità, in un progetto a tre mani, due umane, e una virtuale. Fotografie scattate durante varie avventure vissute in giro per il mondo dal primo essere umano verranno sottoposte all’I.A. e allo scrittore, che produrranno le loro impressioni: tre tipi di intelligenze diverse che fanno incursione l’una nell’altra, lasciandoci trascinare a vicenda in un discorso comune. Due mani scrivono pensieri, una riporta visioni, senza poter sapere cosa ne nascerà, in uno sforzo di incorporazione che cerca di rivelare i significati delle cose, unico istinto “naturale” che ci accompagnerà sempre.

 

Manuele Matera: fotografia e intelligenza artificiale

Fabio Lupis: intelligenza umana.