Sesso

da La Stampa 12/12/2000

Ad ascoltare dati di tirature e statistiche di vendita nel mondo della carta stampata, le pareti domestiche e non d’ogni maschio italiano dai tre anni in su dovrebbero essere tappezzate di calendari: non un solo lembo di carta da parati o intonaco a vista, occultato da tripudi di carne femminile che per ora sventolano dalle edicole d’ogni angolo d’Italia. Ma questi corpi al vento turbano davvero i sogni dei nostri uomini, intasano davvero quegli imperscrutabili canali di circolazione ormonale verso i quali siamo tutti debitori di sensazioni e sentimenti? Sarà un illusorio presentimento femminile, ma il dubbio parrebbe di rigore. Qualche tempo fa campeggiò sui giornali la fotografia di un quadro di Courbet negato per decenni agli occhi di appassionati d’arte e turisti da museo, in virtù di ragioni «morali»: una vagina ritratta in tutta la sua corposità, da una vicinanza disarmante. Scabrosa oltre ogni misura perché poteva essere di ognuna di noi: l’immagine era conturbante e lo è ancora oggi proprio perché in bilico fra l’opera d’arte e il ritratto di una realtà assolutamente «qualunque». In quell’organo non si può fare a meno di riconoscersi. Il nudo colpisce l’occhio e altro quando ammiccando dice: guarda che in fondo potresti essere tu (donna), potrebbe essere lei (la donna che hai avvicinato, sfiorato, baciato). Ma la mammella marmorea che sfonda la pagina, il gluteo scolpito, i grovigli di fibre che campeggiano sui calendari in generosa offerta sembrano più cartoni animati del porno che richiami a salutari accoppiamenti di sessi opposti. Guardandoli, prima delle curve mozzafiato saltano all’occhio e alla mente cerotti invisibili che sollevano là dove c’è da alzare, innocui (?) inserti siliconici, olii per profane unzioni, ritocchi sapienti di obiettivi fotografici, bisturi in agguato. Quelle immagini sono manipolate con una ostentazione che finisce per risultare ingenua e, con buona pace di chi si contempla piegoline adipose, celluliti più o meno incalzanti, petti smunti e chiappe insignificanti, risultano pedantemente irreali. Relegate a una fissità ignara di difetti ma anche di vere carezze , le donne dei calendari (anzi forse varrebbe la pena di usare il singolare: quelle donne sono un’unica entità indistinta, un nome comune collettivo) sono definitivamente distanti, irraggiungibili. Asserragliate dietro i loro mesi patinati dove vige un silenzio inquietante così poco consono a un’intimità in cui anche la voce vuole la sua parte, le intoccabili Marine, Megan, Manuele guardano con infinita nostalgia a quel mondo imperfetto dove ci si desidera e congiunge davvero .

Di Elena Loewenthal

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da L’ignoranza

Si sente invadere da un senso di pace: per la prima volta nella sua vita,
la sessualita’ si situa al di la’ di ogni pericolo, al di la’ di drammi e
conflitti, al di la’ di ogni persecuzione, al di la’ di ogni senso di
colpa, al di la’ delle preoccupazioni; non deve pensare a nulla, e’ l’amore
che pensa a lui, l’amore che ha sempre desiderato e mai avuto:
amore-riposo; amore-oblio; amore-diserzione; amore-spensieratezza; amore
futilita’.

E sa che il terrore di essere mangiati non e’ che la conseguenza di un
altro terrore piu’ oscuro e che insidia dal profondo tutta l’esistenza: il
terrore di essere corpo, di esistere sotto forma di corpo.

Di Milan Kundera 

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da Stesso Mare

Occhi sulla schiena occhi sul tetto occhi sulla vergogna occhi sulla festa Nadia ricorda pizzo di fazzoletti pizzo di reggiseno merletto nastri cinture giarrettiere e seta trasparente blusa corsetto velo, astuzie segreti di donne aggraziate concimaia coperta di teli di velluto, risa soffocate ghigni di vicine ghigni di zie che ammiccano accarezzano acide adagio adagio le tendono sopra una rete serica, trame di donne che intrappolano incatenano in un intrico di bava di ragno esile e diafana, adagio adagio iniziano i segreti di congiura, impasti di menzogne montagne di cuciture, sodalizio malizioso contro il sesso maschile, combinazione di antichi stratagemmi profumi delicati, monili unguenti, occhi occhi malocchio Nadia ricorda una bambina prigioniera nell’angusto sacrario di un culto femminile, regole di decoro regole di mestruo regole di senno, virtù di candore e malizia, cipria e creme ombretto matita, l’indole maschile che bisogna imparare tanto a svegliare quanto a respingere, cosa fallace la grazia cosa vana la bellezza ma tu bada bene altro che fallacia e vanità, bada a non invecchiare, invisa e stantia diventerai, che Dio vi conservi.
Concedi loro un mignolo e ti vorrebbero tutta e tu concedi un mignolo tanto poi ti buttano via come un orcio vuoto, la donna è una pignatta colma di miele e vergogna, un orto serrato una fonte suggellata tesoro nascosto in attesa del Redentore, maschio estraneo non s’avvicini ma nemmeno stia lontano, affamalo assetalo ma di tanto in tanto gettagli una briciola, sempre prudente con falso candore altrimenti guai: dileggio e onta.
Occhi occhi malocchio, virtù, risatine, bisbigli, stratagemmi, trame di donne e leggi di femmine, come suscitare amore con modestia, incenso vertigine nausea incanto, e lei che voglia di fuggire che voglia di morire che voglia di scappare nel mondo degli scoiattoli ed essere per l’eternità: no, non una donna e nemmeno un uomo piuttosto una bestiolina timida tutta occhi, quasi senza corpo.

Di Amos Oz

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da un’intervista

Io non posso dire di avere il sesso e di disporre del sesso come dispongo della mia voce di un braccio il sesso mi possiede.

Di Umberto Galimberti

Crudeltà

da Variazioni enigmatiche

La vita in due creava una tensione intollerabile. Vivere fianco a fianco nella stessa stanza, nello stesso letto, ci ricordava continuamente che eravamo separati.
Non mi sono mai sentito così solo
come quando l’accarezzavo continuamente: ha mai provato la crudeltà che
si nasconde in una carezza?
Pensiamo che la carezza ci avvicini.
No, ci separa. Ogni carezza nasconde un dolore, il dolore di non potersi
congiungere veramente, la carezza è un malinteso tra una solitudine che
vorrebbe avvicinarsi e una solitudine che vorrebbe essere avvelenata…
ma non funziona.
E allora ci gettavamo uno sull’altra per placare una sete piu’ grande di noi che diventava rabbia.

Di Eric-Emmanuel Schmitt

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da Animali domestici. Tre storie d’amore

Da allora ho lasciato molti uomini, molti uomini hanno lasciato me,‎ ma forse c’è davvero qualcosa di particolarmente crudele nella prima
volta che si lascia qualcuno, prima di imparare a farlo come si deve.

Ma quella notte c’erano solo un inizio d’amore e un inizio di soffocamento.

Di Yael Hedaya

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da Il quinto angolo

E’ particolarmente forte la mattina, quando si ha davanti un lungo giorno da vivere con quel sè stesso che ci ripugna.
Alla mia‎ generazione è stato sottratto il ricambio morale: non assorbiamo più
niente e restituiamo poco,  i ricordi marciscono dentro di noi.

Ma nella mia vita ho visto cose talmente incomprensibili da smarrirmi
del tutto al momento di trarre le conclusioni.

Di Izrail’ Metter 

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da Addio

L’orrendo male feroce, che ci minava entrambi
qui ha fine. Per tutte le mie crudeltà
io ti chiedo perdono. E anch’io ti perdono la tua
ccrudelà.

Di Elsa Morante

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da Domani nella battaglia pensa a me

Dean è penetrante e deve essere vendicativo, e deciso a trovarmi; secondo Ines non sembra
il genere d’uomo che accetta passivamente ciò che gli arriva addosso o
che non prende provvedimenti, piuttosto dev’essere intrigante e attivo,
manipolatore e persuasivo,  dev’essere uno che forza e torce i fatti e
le volontà, quello sguardo denota posizioni inamovibili una volta
assunte e una forte capacita di convincimento, quelle incipienti rughe
multiple che faranno del suo viso corteccia d’albero quando sarà più
vecchio, quella lentezza e quella capacità di sorpresa e quella capacità
di comprensione infinita che adesso sento e vedo da vicino all’altro lato
del tavolo, si tratta di qualcuno che conosce e misura le conseguenze dei
propri atti e che sa che tutto e possibile e che non ci si deve
meravigliare altro che per un istante  soltanto quello che precede
la comprensione infinita-, neppure quello che pensiamo e facciamo noi
stessi , la crudeltà, la pietà, l’irrisione, la malinconia e la
collera; la burla, la rettitudine e la buona fede e il ripiegamento in sè
stesso; la veemenza, o forse l’inclemenza, tutto ciò senza le correzioni
che rifiutano o sottovalutano coloro che si fermano a pensare un po’, e
dopo agiscono.
Quest’uomo è previdente e anticipatore, sta sul chi vive e conta su
qualcosa su cui quasi nessuno conta: conta su ciò che verrà e vede
quello che accadrà dopo, e perciò quando fa qualcosa crede  che
sia oltremodo giusto.
O forse non è così ma al contrario, forse ha una buona retorica mentale
e verbale e agisce in tutto senza premeditazione, sapendo che troverà
più tardi l’argomento o il giudizio adatti per giustificare ciò che
avranno improvvisato il suo gusto o il suo istinto, vale a dire, per
spiegarsi le sue azioni e le sue parole,  ben sapendo che tutto ciò
può essere sostenuto e che ogni convinzione contraria può essere
contraddetta, la ragione ci può essere data sempre e tutto ciò può
essere raccontato se viene proposto accompagnandolo con la sua
esaltazione o con la sua giustificazione o con la sua attenuante o con la
sua pura rappresentazione, raccontare è una forma di generosità, tutto
può accadere e tutto può essere enunciato  ed essere accettato, da
tutto si può uscire impuniti, o addirittura indenni, i codici e i
comandamenti e le leggi non si sostengono e si possono trasformare di
continuo in carta straccia, ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a dire: Non si applicano a me, o non nel mio caso, o non questa volta, magari la prossima, se ci sarà una prossima volta

Di Javier Marias

Solitudine

da La corsa del tempo

C’è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca nè amore nè passione,
pur se in muto spavento si fondono le labbra
e il cuore si dilacera d’amore.

Perfino l’amicizia vi è impotente,
e anni d’alta fiammeggiante gioia,
quando libera è l’anima ed estranea
allo struggersi lento del piacere.

Chi cerca di raggiungerlo è folle,
se lo tocca soffre una sorda pena.
Ora hai compreso perchè il mio cuore
Non batte sotto la tua mano.

Di Anna Achmatova

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da I giardini dei popoli sotto le onde

Non è difficile‎ che opti per la solitudine.
Non ha mai trovato un uomo che la voglia
tutta, in assoluto, come è, senza volerne delle parti.
Quanto le sembrano simili l’uno all’altro, anche i migliori!
Val la pena accettarli?
Accettarne le condizioni quasi sempre dovute a schemi sociali, che la‎ relegano in una parte specifica, dalla moglie alla prostituta,
all’amante del tempo segreto (perchè gli uomini scompongono e riducono
la vita a settori con i piccoli miti dell’utile: famiglia di comodo, lavoro, denaro, potere)?

Di Rosita Copioli 

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da Solitudini

Per ognuno di essi la solitudine è uno scrigno ricolmo di gemme possibili,  una promessa di benefici, una specie di antidoto alla povertà
dell’esperienza vissuta.
E’ solitudine impura che vuole lasciare tracce: fama, opere, emblemi,  devozione; che vuole dire e che si dica per sempre.

Bisogna fare  come gli animali che cancellano le proprie tracce alla porta della tana. Se così fosse, la solitudine sarebbe veramente tale, assenza da sè e dal proprio volere, libertà dal carcere dell’azione e ‎dell’intenzione.

La solitudine alla fine è il destino stesso, la necessita’ cui piegarsi al culmine del dire.

Di Giorgio Ficara

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da In fuga

La pena che portiamo, la pena di chiunque, pesa esattamente come una
bambina addormentata.

Di Anne Michaels

Viaggiare

da Ti ho voluto bene veramente

Così sono partito per un lungo viaggio
Lontano dagli errori e dagli sbagli che ho commesso
Ho visitato luoghi
Per non doverti rivedere
E più mi allontanavo
E più sentivo di star bene
E nevicava molto
Però
Io camminavo
A volte ho acceso un fuoco per il freddo e ti pensavo
Sognando ad occhi aperti
Sul ponte di un traghetto
Credevo di vedere dentro il mare
Il tuo riflesso
Le luci dentro al porto
Sembravano lontane
Ed io che mi sentivo
Felice di approdare
E mi cambiava il volto
La barba mi cresceva
Trascorsi giorni interi senza dire una parola
E quanto avrei voluto in quell’istante che
Ci fossi
Perché ti voglio bene veramente
E non esiste un luogo dove non mi torni in mente
Avrei voluto averti veramente
E non sentirmi dire
Che non posso farci niente
Avrei trovato molte più risposte
Se avessi chiesto a te
Ma non fa niente
Non posso farlo ora che sei così lontana
Mi sentirei di dirti
Che il viaggio cambia un uomo
E il punto di partenza
Sembra ormai così lontano
La meta non è un posto
Ma è quello che proviamo
E non sappiamo dove
Nè quando ci arriviamo
Trascorsi giorni interi senza dire una parola
Credevo che fossi davvero lontana
Sapessimo prima di quando partiamo
Che il senso del viaggio é la meta e il richiamo
Perché ti voglio bene veramente
E non esiste un luogo dove non mi torni in mente
Avrei voluto averti veramente
E non sentirmi dire che non posso farci niente
Avrei trovato molte piú risposte
Se avessi chiesto a te
Ma non fa niente
Non posso farlo ora
Che sei cosí lontana
Non posso farlo ora

Di Marco Mengoni

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da Saggi e memorie

(…) vi sono sempre state ottime ragioni per viaggiare, la più semplice delle quali consiste nel farlo per il guadagno e per l’avventura, due motivazioni difficilmente separabili.
In altri casi per ritrovare, come Ulisse, una patria perduta, per cercare un’isola più favorevole di quelle che si lasciava. Molto presto, a tali motivi se ne aggiunge uno nuovo: la ricerca della conoscenza.

Di Marguerite Yourcenar

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da Taccuini di Memorie di Adriano

Come Ulisse ho viaggiato per 7 anni in cerca della mia Itaca… gli approdi che via via mi vedevano rifocillarmi alle altrui fonti non facevano altro che allontanarmi sempre più dalla mia patria, e sempre più smarrita mi scoprivo…. infine… l’ho trovata…. la mia Itaca… (… e mi accorsi… quanto sia vantaggioso essere un uomo nuovo… solo… quasi senza avi… un Ulisse senz’altra Itaca che quella interiore…)

Di Marguerite Yourcenar

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L’osso, l’anima

Mio amore non credere che oggi

il pianeta percorra un’altra orbita,

e’ lo stesso viaggio tra le vecchie

stazioni scolorite;

vi e’ sempre un passero sfrullante

nelle aiuole,

un pensiero tenace nella mente.

Il tempo gira sul quadrante, giunge

un segno di nebbia sopra il pino

il mondo pende dalla parte del freddo.

Qui le briciole a terra, la brace del camino,

le ali,

le mani basse e intente.

Di Bartolo Cattafi 

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Antologia di Spoon River di ‎Edgar Lee Masters

Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate, in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione, ma la mia vita.
Poiché l’amore mi si offrì ed io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta
ed io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò,
ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.
Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è tortura
dell’inquietudine e del vano desidero;
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Di Ivano Fossati

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Lindbergh

Non sono che il contabile
dell’ombra di me stesso
se mi vedete qui a volare
è che so staccarmi da terra
e alzarmi in volo
come voialtri stare su un piede solo
difficile non è partire contro il vento
ma casomai senza un saluto.

Non sono che l’anima di un pesce
con le ali
volato via dal mare
per annusare le stelle
difficile non è nuotare contro la corrente
ma salire nel cielo
e non trovarci niente.

Dal mio piccolo aereo
di stelle io ne vedo
seguo i loro segnali
e mostro le mie insegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto
in cui si spegne. ‎

Di Ivano Fossati

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Fiori

Fior di giaggiolo è fior di tenerezza
fior di lillà è fior di cortesia
il ranuncolo è il fiore del sospiro
il ciclamino è il bacio
e la violetta una carezza lieve
la dalia è l’ossessione
e il gelsomin l’insonnia
il fior dell’abbandono è la camelia
quello del melo la malinconia
il croco bucaneve è come il sogno
la margherita è il dubbio
l’anemone è il fior della pazzia
ed il giacinto quello del dolore
fiore di loto è il fiore dell’oblio
la passiflora ha la passion nel nome
la bougainville è il fiore del ricordo

il rododendro il fior di gelosia
l’ambiguità è la calla
e il desiderio l’iris
e l’orchidea il piacere
il tarassaco è il fiore del rimpianto
come il geranio è quello dell’attesa
dell’amarezza il fiore è la genziana
di vanità il narciso
nontiscordardime è il fior dell’ansia
il fiore del capriccio è la petunia
e quel di devozione il girasole
il tulipano è il fiore del possesso
fior di dolcezza è il bottoncino d’oro
l’adorazione è il giglio
trepidazion la fresia
la stella alpina è il fiore del mistero

fior di magnolia è fior di consunzione
fiore di pesco è fiore di speranza
il fior della ginestra è la poesia
e quello della morte il crisantemo
ma quello dell’averno è l’asfodelo
fiore di cactus è fiore d’eroismo
fior d’oleandro è fior di malattia
il gladiolo è fior dell’astinenza
e quello del languore la bignonia
la viola del pensiero è fior fastanticante
la viola mammola è fior di timidezza
la violaciocca è fior di frenesia
ma per lo struggimento è la peonia
come il garofano per il turbamento
l’erica è il fiore degli highlanders

fiore d’incantagione è la ninfea
fior di ciliegio fiore dell’affetto
fior di nasturzio fiore dell’affanno
fior d’amaranto fiore foscoliano
fiore d’arancio fiore di sponsali
e la gardenia è la galanteria
e il glicine è l’angoscia
e la begonia il pianto
l’olea fragrans ha i fiori dell’ipnosi
ma il delirio è tutto dell’ortensia
il mandorlo ha il fior della promessa
la bocca di leone è l’ardimento
la primula il presagio
la clematide è il fiore dell’addio
e la campanula il fior degli umiliati
più bello della gerbera, che è orgoglio

l’aconito è dei lupi
dei gatti nipitella
la tamerice è amica dei gabbiani
ma la sassífraga vuole solo il falco
il fiore del tormento è il biancospino
il fiordaliso è un pegno
e la lavanda inganno
fiore d’ibisco è il fiore del sorriso
fior di gaggía è il fiore dell’abbraccio
il capelvenere è il fior degli annegati
e con il tradimento sta l’euforbia
assegnata alle donne è la mimosa
ma il colore dei vezzi è della fucsia
il fiore del sonno è lo stramonio
l’arnica è la bugia pietosa
e la credulità il mughetto

la tuberosa è fior di stordimento
la commozione sta nella pervinca
nell’azalea il sospetto
fior di mortella è fiore di perdono
fior di verbena è fiore di malizia
e le schermaglie sono del corimbo
e i finti crucci della zinnia
ma la vaniglia è l’estasi
e la melissa il palpito
il calicanto è fior d’esitazione
la portulaca è fior d’appartenenza
ma il plagio è dell’acacia
il fior dei disperati è la centaurea

e la cicuta quello dei suicidi
ma gli assassini scelgono il giusquiamo
l’aster è il fiore dell’amor volgare
il fiore del silenzio è l’aquilegia
la cineraria degli amor perduti
il dittamo degli amori proibiti
l’adonide degli amor fatali
l’elleboro di quelli inconfessati
il caprifoglio è il fior della tenacia
fior di morbosità è la digitale
e l’achillea non è di questo mondo
fior di sambuco è il fior dello stupore
fior di viburno il fiore dell’incanto
e la giunchiglia la sottomissione
il fiore della supplica è il ligustro
e il citiso quello dell’assenso

il fascino è il lentisco
la dulcamara la precarietà
il fior della lusinga è l’ipomea
la piantaggine è fior di fedeltà
il fiore della fuga è nell’issopo
la calendula è il fiore dell’omaggio
fior di mentuccia è fior di seduzione
il fior delle chimere è la nepente
il fior più triste è dell’ippocastano
e il nenúfaro è amore e morte insieme

Di tutti i fiori la rosa è la regina
che è il fiore dell’amore
ma il fiore mio più bello
il fior della mia vita
il fior che non sfiorisce
è il fiore che non sfioro.

Di Michele Mari

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Io ti osservo e penso sempre a tante cose
che vorrei avere più tempo e più attenzione da te
che invece per i figli sei presente e ti consumi
come io non sarei mai capace
ma anche quando resto ai margini di te
comunque c’è bellezza nel vederti
in fondo
neanche i fiori fioriscono per noi

Di Francesco Tomada

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Lascia il tuo cuore
scoppiare finalmente,
cedi, gemma, cedi.
Lo spirito
della fioritura
s’è abbattuto su di te.
Puoi rimanere
ancora bocciolo?

Di Rabindranath Tagore

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Nel deserto dell’esilio primavere s’inseguono.

Che ne è del nostro amore
quando i nostri occhi di polvere
e gelo sono colmi?

Verde Palestina terra nostra
dai fiori come pizzi sulle gonne delle donne.
Marzo adorna le colline
con peonie e narcisi
Aprile schiude nei campi
fiori e spose
Maggio è melodia
cantata al meriggiare
nelle ombre azzurre
tra gli ulivi delle valli
e nei campi maturi
di Luglio aspettiamo le promesse
e la danza chiassosa fra le masse.

Terra della nostra gioventù trascorsa
come sogno all’ombra di aranceti
tra i mandorli delle valli,
ricordaci erranti
tra le spine del deserto
erriamo tra le rocce dei monti
ricordaci ora
nel tumulto cittadino oltre i mari e i deserti,
ricordaci
di noi ricolma gli occhi
di polvere che non va via
nella rapida sosta e nell’erranza.

Annientarono i fiori sui colli attorno a noi
e su di noi abbatterono le case
sparsero i nostri resti
e innanzi a noi distesero il deserto
ecco abissi avvolgersi nelle proprie viscere
e ombre azzurre fendersi
in spine rosse chine
su corpi – preda per falchi e sparvieri.

Dalle tue cime gli angeli cantano ai pastori
melodie di gioia e pace all’umanità?
Solo la morte rise quando vide
nel ventre delle bestie
costole umane,
tra i colpi dei proiettili,
si mise a ballare una danza gioiosa
in testa alle prefiche.

Terra di smeraldo –
ma nel deserto dell’esilio
primavere s’inseguono
sul nostro volto solo polvere
Che ne è del nostro amore
quando occhi e bocche di polvere e gelo son colmi?

Di Gabra Ibrahim Gabra

Coraggio

da Mangia, prega, ama

Alla fine sono arrivata a credere in una ricerca che io chiamo la fisica dell’anima:  una forza della natura governata da leggi reali quanto la legge della gravità.

La regola di questo principio funziona più o meno cosi: se sei abbastanza coraggioso da lasciarti indietro tutto ciò che é familiare e confortevole e che può essere qualunque cosa -dalla tua casa a vecchi rancori-  e partire per un viaggio alla ricerca della verità sia esterna che interna, se sei veramente intenzionato a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio,  se accetti tutti quelli che incontri durante questo viaggio come insegnanti e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode allora la verità non ti sara preclusa.

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Se puoi vedere distrutto il lavoro di tutta la tua vita

e senza dire una parola ricominciare,

se puoi perdere i guadagni di cento partite

senza un gesto e senza un sospiro di rammarico,

se puoi essere un amante perfetto

senza che l’amore ti renda pazzo,

se puoi essere forte senza cessare di essere tenero

e sentendoti odiato non odiare, pure lottando e difendendoti.

Se tu sai meditare, osservare, conoscere,

senza essere uno scettico o un demolitore,

sognare senza che il sogno diventi il tuo padrone,

pensare senza essere soltanto un pensatore,

se puoi essere sempre coraggioso e mai imprudente,

se tu sai essere buono e saggio

senza diventare nè moralista, nè pedante.

Se puoi incontrare il Trionfo e la Disfatta

e ricevere i due mentitori con fronte eguale,

se puoi conservare il tuo coraggio e il tuo sangue freddo

quando tutti lo perdono.

Allora i Re, gli Dei, la Fortuna e la Vittoria

saranno per sempre tuoi sommessi schiavi

e, ciò che vale meglio dei Re e della Gloria,

Tu sarai un uomo.

Di Rudyard Kipling

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Tutti noi ci trasformeremmo se avessimo il coraggio di essere ciò che siamo.

Non soffriamo dei nostri vizi, soltanto di non saperli accettare con rassegnazione.

Di Marguerite Yourcenar

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Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita

nella prossima cercherei di fare più errori

non cercherei di essere tanto perfetto,

mi negherei di più,

sarei meno serio di quanto sono stato,

difatti prenderei pochissime cose sul serio.

Sarei meno igienico,

correrei più rischi,

farei più viaggi,

guarderei più tramonti,

salirei più montagne,

nuoterei più fiumi,

andrei in posti dove mai sono andato,

mangerei più gelati e meno fave,

avrei più problemi reali e meno immaginari.

Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente

e precisamente ogni minuto della sua vita;

certo che ho avuto momenti di gioia

ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.

Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,

solo di momenti, non ti perdere l’oggi.

Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,

una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;

se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera

e continuerei così fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri nella carrozzella,

guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,

se avessi un’altra volta la vita davanti.

Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo. 

Di Jorge Luis Borges