Esame di stato per psicologi (2001-2015)

Esame di stato per psicologi (2001-2015)

Corso di preparazione all’esame (attuato dal 2001 al 2015)

Finalità:

• Approfondire la preparazione teorica e metodologica per il superamento dell’esame di Stato per la sezione A dell’albo professionale degli psicologi.

• Individuare i criteri per il corretto svolgimento delle prove.

• valutare e identificare gli elementi da evidenziare nella trattazione degli aspetti teorici ed applicativi della psicologia.
• Esaminare la struttura delle tre prove
• Indicare i criteri per la stesura di progetti di intervento complessi per la prevenzione, il sostegno, la riabilitazione e la promozione della salute in psicologia.
• Sviluppare una modalità di lettura dei dati anamnestici e del quadro sintomatico di un caso clinico attraverso un teoria di riferimento
• Offrire competenze per la formulazione di ipotesi diagnostiche e di trattamento.

Destinatari:

• Il corso è a numero chiuso, con un massimo di 15 partecipanti e con un minimo di 6.
• I destinatari del corso sono laureandi e laureati in Psicologia, che intendono acquisire elementi utili per la preparazione all’esame di Stato.

Durata:

• Il corso si svolge attraverso 8 moduli da 4 ore ciascuno per un totale di 32 ore.
• I moduli verranno svolti di venerdì mattina nell’orario 9-13.
 Il corso inizia, se c’è il numero minimo di iscritti, due mesi prima della prima prova, quindi fine marzo e primi di settembre.

Programma dei moduli:

1. Analisi delle tracce di alcuni temi assegnati nelle precedenti edizioni e formulazione dello schema di svolgimento per la prima prova
2. Esercitazioni pratiche sullo svolgimento dei temi

Gli elaborati verranno discussi sia in gruppo sia individualmente per identificare le eventuali difficoltà con suggerimenti personalizzati

3. Analisi di un caso clinico
4. Riformulazione del caso con diagnosi differenziale
5. Ipotesi di intervento

Valutazione intermedia della preparazione con suggerimenti personalizzati

6. Analisi della proposta del committente per la stesura del progetto nei vari ambiti
7. (clinico/educativo/sociale)
8. La creazione del progetto

Revisione conclusiva

– Per coloro che non dovessero superare con successo l’Esame di Stato verrà proposto gratuitamente un tutoraggio individuale di 10 ore per approfondire le tematiche.

– Su richiesta possono essere attivati ulteriori tutoraggi individuali e approfondimenti di gruppo

 

 

Lab. permanente consultazione (2015 – 2020)

Lab. permanente consultazione (2015 – 2020)

 Laboratorio permanente sulla consultazione (2015 – 2020)

 

A partire dal mese di gennaio 2015, con cadenza mensile il lunedì dalle ore 21,15 alle 23,15 un incontro sul tema della consultazione in ambito psicodinamico aperto a laureandi e laureati in psicologia e medicina.

Il ciclo annuale va da gennaio a dicembre. Gli incontri si articolano in due momenti, uno teorico e uno esperienziale attraverso role-play e successiva discussione dell’esperienza stessa.

Il laboratorio sarà condotto da Laura Grignola e Stefania Magnoni

PROGRAMMA

2015:

2 febbraio, Sentire o ascoltare: un approccio all’ascolto rispettoso
2 marzo, I quadranti del setting nella consultazione
13 aprile, Il tempo della consultazione
4 maggio, Coinvolgimento emotivo e neutralità
8 giugno,  Posizione attiva e/o recettiva del terapeuta
14 settembre, Cosa ascoltare: verso un’ipotesi diagnostica
5 ottobre, Le componenti non verbali della comunicazione
19 ottobre, Come impostare la restituzione
9 novembre, Il contratto terapeutico
14 dicembre, La consultazione come offerta di un contatto emotivo trasformativo

 

Osservatorio sull’adolescenza (2014 – 2020)

Osservatorio sull’adolescenza (2014 – 2020)

 

Ciclo di nove incontri di tre ore ciascuno un lunedì al mese a partire da sabato 28 febbraio 2015, con orario 9,30 – 12,30. Gli incontri si comporranno di una parte teorica che svilupperà il tema in oggetto e di una parte clinica in cui verranno discussi casi portati dai conduttori o dai partecipanti.

Verranno trattati i seguenti temi:

2014

Trasformazioni
20 ottobre: L’adolescente e il corpo (dr Ivan Gualco)
17 novembre: La mente che cambia (dr Antonina Nobile-Fidanza)

Costruzione dell’identità:
15 dicembre: L’adolescente e le relazioni o l’assenza di relazioni (dr Giovanna Capello)

2015

19 gennaio: L’adolescente e la sessualità come sperimentazione (dr Antonina Nobile-Fidanza)
16 febbraio: L’adolescente e la violenza (dr Ivan Gualco)
16 marzo: L’adolescente e la morte (dr Giovanna Capello)

La tecnica
20 aprile: L’adolescente: una diagnosi in divenire (dr Ivan Gualco)
18 maggio: Il transfert, il controtransfert, il rapporto con le famiglie (dr Giovanna Capello)
15 giugno: Nuovi strumenti di lavoro (dr Antonina Nobile-Fidanza)

 

Seminari di supervisione (2001 – 2019)

Seminari di supervisione (2001 – 2019)

Formazione continua per psicoterapeuti e tirocinanti delle facoltà di psicologia (2001-2019)

ogni martedi sera dalle 21,15 alle 23,15.

– Supervisione quindicinale in gruppo su casi clinici di adulti

Conduttori: Laura Grignola e Stefania Magnoni – aula B

– Supervisione quindicinale in gruppo su casiclinici di bambini e di supporto genitoriale

Conduttori: Giovanna Capello e Antonina Nobile-Fidanza – aula A

Scarica programma in pdf

 

 

La supervisione

Supervisione intesa come spazio in cui il giovane terapeuta osi impiegare e articolare la sua capacità di ascolto, un allenamento in progress, in cui -sentendosi aiutato- possa confidare che, per gradi, arriverà -partendo da congetture immaginative- a formulazioni che sempre di più metteranno in contatto la sua prospettiva con la prospettiva del paziente, aiutandolo a comprendere e contenere le emozioni in gioco.

‘Noi diventiamo quelli che siamo solo attraverso il rifiuto
profondo e radicale di quello che gli altri hanno fatto di noi’
Jean-Paul Sartre

Che cosa è una supervisione

La formazione di un giovane terapeuta si basa su tre pilastri:

  • l’analisi personale
  • la partecipazione a seminari teorici
  • la supervisione del proprio lavoro clinico

Con supervisione intendiamo un’esperienza di lavoro sia in coppia (allievo-terapeuta e supervisore) sia in gruppo. Ciascuna esperienza ha un suo valore nel percorso formativo e quindi riteniamo che siano momenti necessari e complementari.

Quali sono i compiti del supervisore?

Il supervisore non può limitarsi a suggerire prospettive diverse nella lettura del materiale e fare commenti, dovrebbe anche insegnare, ma qui nascono le difficoltà: insegnare cosa?

A lungo nella comunità terapeutica si è discusso se la supervisione doveva avere una connotazione maggiormente didattica o analitica, se cioè nel lavoro di supervisione bisognava concentrarsi

  • sul rapporto terapeuta- paziente,
  • sui contenuti delle comunicazioni del paziente,
  • sui modi, tempi e contenuti degli interventi del terapeuta, privilegiando così la dimensione didattica
    o concentrarsi sui
  • problemi di transfert/controtransfert, sottolineando così un’attenzione alla dimensione analitica.

Ma dal momento che attualmente l’attenzione per quanto accade in seduta procede sempre più verso la dimensione relazionale, intersoggettiva, di campo, che vede i due personaggi coinvolti entrambi, anche se non paritariamente, nell’esperienza emotiva di cambiamento, anche la supervisione sposta l’attenzione verso l’esperienza che il terapeuta-allievo fa del e con il suo paziente. Non vi è certo l’illusione o la pretesa di una ricostruzione oggettiva dell’ intimo dialogo della seduta, quello che viene ricostruito e su cui supervisore e terapeuta lavorano, è –usando le parole di Ogden- il modo che il terapeuta ha di ‘sognare’ il paziente in analisi, che consentirà alla coppia al lavoro in supervisione di cogliere quali difficoltà emotive il paziente sta portando nel dialogo analitico e quali fatiche emotive deve affrontare il terapeuta per essere quel terapeuta di cui il paziente ha bisogno.

Non ci muoviamo ovviamente verso un apprendimento per imitazione. Il supervisore non è una persona con una super-visione, una sorta di visione superiore, da cui copiare gli interventi, è un terapeuta con anni di esperienza clinica che offre questa esperienza per sostenere, incoraggiare, aiutare il giovane allievo ad imparare dalla propria esperienza con i suoi primi pazienti. Imparare a vedere, ma direi di più imparare ad ascoltare. Possiamo quindi a rigore parlare più di un super-ascolto, co-ascolto, nell’ottica della visione binoculare di cui ci parla Bion. Ascoltare quello che viene detto, quello che non viene detto, i movimenti del dialogo e del racconto che si va dipanando e le proprie reazioni interne a questa ‘musica suonata a quattro mani e due menti ’. Musica a volte armonica e fluida a volte interrotta e stonata a volte imprevedibile e sconosciuta. La supervisione è quindi un aiuto a mettersi in contatto sia con le comunicazioni del paziente, sia con i movimenti controtransferali che indicano e definiscono la partecipazione affettiva del terapeuta alla vicenda umana chiamata analisi.

È un percorso per rendersi pian piano capaci di rischiare il contatto con i propri pensieri, nutriti dalla teoria che ben assimilata, dovrebbe tendere a sparire nella sua veste paludata e tecnica per consentire alla coppia terapeutica di incontrarsi, intrecciando un dialogo semplice e interessante che non sappia di teorico e freddo. In questo senso Bion è stato assolutamente esplicito: è importante che l’analista in embrione, il candidato, osi impiegare la sua immaginazione e osi provare ad articolarla in supervisione . Questo è uno dei motivi per cui considero che la supervisione possa essere valida; solo se quelli che vengono in supervisione osassero dire quello che pensano e se solo usassero quell’occasione come un modo per far pratica del tentativo di articolare quello che pensano, in termini verbali o in altri modi, se li trovano, io sarei perfettamente contento …. (1997)

Supervisione, dunque come spazio in cui il giovane terapeuta osi impiegare e articolare la sua capacità di ascolto, un allenamento in progress, in cui -sentendosi aiutato- possa confidare che, per gradi, arriverà -partendo da congetture immaginative- a formulazioni che sempre di più metteranno in contatto la sua prospettiva con la prospettiva del paziente, aiutandolo a comprendere e contenere le emozioni in gioco. Tutto questo lavoro perciò ha come obiettivo la trasmissione di un sapere che consenta ai giovani di
utilizzarlo attivamente e creativamente, alla ricerca del proprio stile personale, in una trasmissione generazionale che consenta di fondare il nuovo senza dover disconoscere il vecchio e senza rimanervi troppo passivamente sottomessa. Meltzer ci invitava a ‘guarire dall’analisi’, occorre anche ‘guarire dalla supervisione’, arrivare a vedere il paziente in analisi e i suoi movimenti solo con i nostri occhi. Ma se – come dice Ogden – per pensare i pensieri più disturbanti di una persona sono necessarie due menti, come il paziente ha bisogno del terapeuta, così -agli inizi di questo lavoro molto bello ma anche emotivamente impegnativo- il giovane terapeuta ha bisogno di una mente – quella del supervisore- che lo aiuti a contenere le ansie (sia del paziente, sia del terapeuta stesso) per muoversi verso pazienza, creatività, capacità di gioco e sicurezza, come attrezzature della propria mente che gli consentano di affrontare l’ignoto che è ogni paziente con umiltà e passione

Stefania Magnoni

Conduttori di psicodramma

Conduttori di psicodramma

La metodologia dello psicodramma analitico individuativo è stata elaborata a Torino da Giulio Gasca in più di trentacinque anni di conduzione di gruppi, nell’ambito di un continuo confronto con altri modelli di analisi terapeutica.
Lo psicodramma analitico individuativo è un’analisi attraverso il gruppo, in quanto proprio attraverso il gioco vengono esplicitate le relazioni tra dinamiche di gruppo, storia personale e parti interne dei partecipanti. La tecnica dello psicodramma, oltre a permettere l’esplorazione del mondo interiore, porta ad approfondire la propria dimensione relazionale, sia sul piano personale, che sul piano istituzionale e professionale – psicoterapeutico.
Il corso prevede sessioni di “conduzione illustrata” (in cui, attraverso l’analisi delle tecniche utilizzate, vengono esplicitati i fondamenti teorici) e momenti di “prova di conduzione” di gruppo (in cui i partecipanti potranno sperimentarsi).
La formazione si rivolge a tutti coloro che operano nell’area del disagio e della sofferenza psichica, offrendo la possibilità di acquisire la capacità di organizzare gruppi in grado di condividere esperienze e far circolare emozioni.
Al termine della frequenza del primo anno gli allievi potranno attivare interventi di gruppo di psicodramma non a carattere terapeutico; per i non abilitati all’esercizio della psicoterapia tale livello viene mantenuto anche in seguito alla frequenza del secondo anno.

presentazione dello psicodramma
scarica il programma dell’edizione precedente in pdf
scarica curriculum Gasca

Corso sul PDM (2013 – ?)

Corso sul PDM (2013 – ?)

La diagnosi dei disturbi mentali sta ricevendo una particolare attenzione, dovuta sia alla recente uscita della quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) dell’American Psychiatric Association, sia allo sviluppo, negli ultimi anni, di nuovi e importanti manuali e strumenti di valutazione diagnostica, per esempio il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM), avviato alla sua seconda edizione e la Shedler-Westen Assessment Procedure (SWAP). Il corso si propone di presentare il PDM nei suoi fondamenti concettuali ed empirici e nelle sue criticità. Particolare attenzione verrà dedicata alle applicazioni cliniche del PDM e alla presentazione di nuovi strumenti di valutazione “clinician-friendly” derivati dal PDM.

scarica il programma dell’edizione 2013 in pdf
scarica breve curriculum prof Lingiardi in pdf