Il lusso ci salverà

commento di Daniela Brambilla
fonte Panorama

La notizia

Che lusso!
Panorama del 23 gennaio 2003

Il commento

Che lusso! Queste poche parole aprono un servizio sul settimanale Panorama, mentre invece la copertina della rivista, un po’ dimentica dei problemi che sconvolgono il mondo, ci mostra una seducente e procace Monica Bellucci, che quasi ipnotizzata guarda oltre l’obiettivo, e pare vedere solo generi di consumo lussuosi; telefonini, creme costose, abiti firmati,…etc.

Nell’articolo leggiamo che un professore americano della Columbia University, James Twitchel, autore del saggio “Living it up, our love affair with luxury” profetizza che il consumismo abbatterà le differenze religiose, le lotte di classe, e porterà la pace.

Le sue innovative tesi sono argomentate da Twitchell così: “Il lusso emana un fascino che unisce mondi apparentemente molto distanti. Gli abitanti di Roma e Seul oggi sono molto più vicini rispetto al passato, grazie a ciò che consumano.”

Si può credere che l’articolo sia ironico oppure provocatorio ma così non è, per questo insigne professore il lusso realmente abbatterà le distanze, appianerà le differenze e quindi il lusso ci salverà. Tutto questo ci fa credere che questa copertina e l’articolo all’interno non siano altro che il trucco di un abile commerciante che vuole abbagliare e meravigliare.

Un uomo abile quel bottegaio. Si ignorava che cosa avesse fatto prima: ambulante, dicevano alcuni, banchiere a Rouen, affermavano altri. Di certo c’era una cosa, era capace di fare a memoria certi calcoli tanto complicati da mettere in difficoltà lo stesso Binet. Cortese sino alla più smaccata ossequiosità, stava sempre un poco chino sulle reni, la posizione di chi saluti o inviti gli era abituale.
G. Flaubert Madame Bovary

Questo commerciante che vende ogni tesoro a Emma Bovary sembra assomigliare ai nostri moderni imbonitori che ci promettono felicità e giovinezza eterna basta solo che sappiamo comperare, comperare, e ancora comperare.

Nella società moderna ogni dimensione dell’esistenza umana è stata pervasa dal feticismo della merce descritto da Marx nel 1847, è inevitabile che ogni bene materiale possa sostituirsi alla reciprocità dell’attenzione spontanea e gratuita, dell’amore, dell’ammirazione, dell’accettazione, della soddisfazione erotica. Nella forma mercificata di società che sta rapidamente colonizzando il più remoto angolo del mondo diventa un problema quotidiano decidere se prodigare la propria attenzione amorosa a cose e a persone. In questo nostro tempo, anche il sesso non è che una merce tra le tante e, come ogni merce è usato quale sostituto di tutte le altre emozioni e desideri. I beni materiali nelle nostra società sono un sostituto di sicurezza autonomia e amore. Nell’immagine di copertina, il corpo della Bellucci pare rimandare alla merce che consumerà e lei stessa pare un meraviglioso oggetto da consumare, pare un bell’anello da mettere al dito.

Comperare sicurezza, ammirazione, amore, potere e sesso è tanto più facile che non affrontare la complessità dei rapporti con esseri umani pericolosamente vivi ed imprevedibili. Il comperare cela il malessere, il vuoto e la pochezza delle relazioni, comperare impedisce di pensare al conflitto, sia questo quello interiore di ogni uomo sia quello del conflitto bellico. Ad un certo livello il feticismo della merce può compenetrare sempre più invasivamente l’atteggiamento generale dell’individuo nei confronti della vita, e pertanto permeare di sé le modalità affettive e di comportamento di una società intera.

In Madame Bovary compare quell’alienazione che un secolo dopo si impadronirà nelle società sviluppate di uomini e donne ( ma soprattutto di queste ultime, per le loro condizioni di vita) il consumismo come sfogo per l’angoscia, cercare di popolare di oggetti il vuoto che ha determinato nell’esistenza dell’individuo la vita moderna […] da servitori e strumenti degli uomini le cose diverranno loro padroni e distruttori.
T. Tanner

Emma Bovary non era mai stata molto capace di sopportare emozioni dolorose come il senso di perdita e la tristezza. Se si sentiva inquieta cercava di procurarsi diversivi e svaghi: romanzi, canzoni, fiori, pettini per capelli, un vaso, braccialetti, abbonamenti alle riviste di moda, una sottoveste, una nuova relazione sentimentale.

Quando chiesero a Flaubert chi era Madame Bovary, Flaubert rispose che egli stesso era Madame Bovary . Egli, infatti, aveva una profonda simpatia per la situazione di Emma e non si riteneva indenne dalle passioni né estraneo alle condizioni sociali che vincolavano lei al ruolo di donna disonorata.

Anche noi come Emma ci lasciamo, quindi incantare da abili bottegai, le illusioni che cercano di venderci in forma di bene di consumo rappresentano un modo per sfuggire alle nostre angosce, alla nostra situazione, alla terribile depressione e alla follia che potrebbe sopraffarci

“Gli orecchi le tintinnavano come se monete d’oro, sfuggendo dai loro sacchi, le cadessero intorno sul pavimento.”

Non diversamente da Madame Bovary abbiamo smesso d’indagare attorno alla natura della realtà. Ciecamente e freneticamente veneriamo le nostre false icone, le merci feticcio. Grazie alle merci non è più necessario subire e affrontare realtà dolorose e amare dell’esistenza. Il piacere è a disposizione in ogni sua varietà e forma, e chiunque lo può comperare o rubare al supermercato. Nel propugnare una tesi così particolare questo servizio pare rivelare una specie di volontà di oscurare il pensiero e di modificare il nostro sguardo sul mondo. Non più uno sguardo attento, ma uno sguardo ipnotizzato e catturato. Sguardo che non ci permette capacità critica, ma ci immobilizza, ci tiene fermi al nostro posto di consumatori.